Con la
cerimonia d’apertura di venerdì 9 febbraio a PyeonChang (Corea del
sud) iniziano le Olimpiadi Invernali 2018. La fiamma olimpica resterà
accesa sino al 25 febbraio sulla neve e sul ghiaccio della penisola coreana per
due settimane di autentico spettacolo, sicuramente appassionanti e ricche di
emozioni.
Era
tradizione, nella Grecia classica, che nel periodo olimpico fossero sospese le
guerre in modo tale che in quel periodo regnasse la pace.
Quanto si sta
verificando in questo momento – almeno nello scacchiere dell’Estremo Oriente –
è molto simile. I tamburi di guerra, in questo periodo, tacciono e la
partecipazione della Nord Corea alle Olimpiadi di PyeongChang pare rafforzare
questo profumo di pace. Sinceramente e smaliziatamente dobbiamo dire che la
pace è altra cosa. Se si vuole la pace, occorre lavorare per la pace. Le
minacce reciproche, le sanzioni economiche, i diritti umani calpestati, la
libertà d’informazione vilipesa, l’imposizione del “pensiero unico”,
l’appropriazione delle risorse economiche di altri Paesi, la cieca difesa dei
propri interessi economici unita a un neo-colonialismo strisciante,
l’oppressione delle minoranze etniche o religiose, la concentrazione delle
ricchezze nelle mani di pochi, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse
naturali (e l’elenco potrebbe continuare) non giocano a favore della pace.
Fomentano
uno stato d’insicurezza collettiva che, come la storia ha sempre dimostrato,
predispone alla guerra.
