giovedì 5 luglio 2018

ILVA. Il silenzio di Genova


Osservo, con forte preoccupazione, la scarsa attenzione che i mass-media genovesi presta al problema ILVA. Dopo l'inopinata e sciagurata decisione di far slittare al 15 settembre 2018 la fine del commissariamento dell'azienda affinché AncelorMittal possa entrare in possesso di ILVA, il ministro di Maio s'è deciso di convocare le parti per il 9 luglio 2018: un po' tardi, ma sempre meglio che niente.
Resta, tuttavia, nebulosa la volontà del Governo circa il futuro della siderurgia nel nostro Paese: si ha la netta sensazione che il Governo non comprenda il peso strategico di questo comparto nell'economia del Paese, specie per le PMI. La boutade di Grillo circa la chiusura di Taranto, ripresa dal deputato barese M5S Giuseppe Brescia, che rilancia l’ipotesi di una Taranto senza acciaio: «Manterremo tutte le promesse, come la chiusura di Ilva (...) Già m’immagino Taranto come Bilbao: una città a vocazione turistica e culturale, ben collegata con le altre attrazioni pugliesi”. Non fa ben pensare. Dalla Ruhr ai Paesi Baschi cambia poco: nella Taranto a Cinquestelle per l’Ilva non c’è proprio spazio. E chissà se come quelle di Grillo, anche quelle di Brescia saranno etichettate come parole “a titolo personale”, per citare il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio.
Genova - ed è per questo che sottolineo il silenzio dei mass-media locali - de ve attrezzarsi politicamente e culturalmente perché Cornigliano e Novi ligure possano continuare a lavorare anche senza l'apporto di Taranto, sia per rispettare l'Accordo di Programma, sia per evitare un'emorragia occupazionale che metterebbe in ginocchi l'intero territorio.

mercoledì 4 luglio 2018

ILVA - Sono senza vergogna


Premetto, onde il lettore non pensi che abbia dei pregiudizi, che le mie valutazioni sull’attuale governo non sono né positive, né negative: attendono l’operatività dei molteplici annunci e promesse, e il dispiegarsi dell’azione di governo in tutte le sue sfaccettature.



La questione ILVA è lì a costituire un macigno sulla strada della capacità del Governo – attuale e passato – nel porre un punto fermo su uno dei capitoli più difficili della storia industriale del nostro Paese in questi ultimi anni.



Secondo quanto a suo tempo previsto, il passaggio di Ilva dalla gestione commissariale ad ArcelorMittal, doveva avvenire il primo luglio. Improvvisamente – ma il dubbio che si tratti di un “favore” verso il neo ministro Di Maio è legittimo – tale passaggio è scivolato alla metà di settembre. ArcelorMittal, che guida la cordata cui sarà ceduta l’azienda, fa buon viso a cattivo gioco, “prende atto del posticipo al 15 settembre 2018 per il completamento dell’acquisizione” ma chiede di conoscere “la reale posizione del Governo su Ilva, senza fraintendimenti e con chiarezza”.

Si assiste a un finissimo gioco delle parti in cui il primo atto è costituito dal documento redatto dai commissari, ove si legge che «unitamente alla valutata opportunità di rendere ulteriormente disponibile uno spazio di confronto al servizio del raggiungimento dell’accordo sindacale, le società concedenti comunicano la volontà di avvalersi del diritto a esse riservato dall’articolo 27.4 del contratto di prorogare il termine del 30 giugno 2018 sino al 15 settembre 2018», cui segue il secondo atto in cui il ministro Di Maio scopre (ma come? non lo sapeva?) che nel contratto Ilva c’è una clausola di cui si sono avvalsi i “commissari” dello stabilimento, che sposta le scadenze in merito alla decisione sul futuro dell’azienda al 15 settembre 2018 senza costi per lo Stato; notizia confortante se non si tenesse conto della situazione economica della gestione commissariale che vede ILVA bruciare 30 milioni di euro al mese e la poca liquidità che potrebbe comportare, in questo periodo di proroga, la diminuzione temporaneamente dei livelli produttivi: in concreto un rallentamento della produzione industriale.



Ma il culmine della farsa si raggiunge quando Di Maio, dichiara he sull’Ilva «stiamo portando avanti oltre un metro cubo di studi di carta: 20mila pagine di studi, lo stiamo affrontando con un continuo contatto con i commissari dell’Ilva». Vista l’attenzione posta dal M5S sulla situazione dello stabilimento di Taranto e il seguito elettorale che ne è conseguito sarebbe lecito pensare che il ministro avesse approfondito la conoscenza della situazione tecnico-amministrativo-economica dell’accordo di cessione (e i relativi aspetti ambientali e occupazionali) sia durante il suo mandato parlamentare, sia prima di assumere l’incarico governativo: la mia è stata una valutazione errata……Così come ho sbagliato nel pensare che il Governo abbia una sua linea strategica sull’industria e in particolare sulla siderurgia (che mi sia perso qualche pezzo del contratto fra Lega e M5S?) che per non liguri significa dare attuazione completa all’Accordo di programma, sia per la parte produttiva, sia per quella occupazionale.



Bisogna anche rammentare come il 15 settembre costituisca il termine ultimo per qualsiasi decisione sul futuro dell’impianto, data cruciale per il futuro dell'azienda, ma anche dell'industria siderurgica in Italia. Ed è una scadenza che, se non rispettata, può avere conseguenze determinanti: l'operazione potrebbe diventare irrecuperabile. Si deve auspicare che entro quella data il ministro abbia terminato la lettura delle 20mila pagine di studi e sia in grado di assumere una decisione, tanto più urgente a fronte della notizia dell’accordo di fusione fra i gruppi Tata Steel e Thyssenkrupp.


Speriamo anche – ma mi permetto di dubitarne - che Di Maio abbia presente che l’Italia fonda la più parte delle sue esportazioni sulla componente metalmeccanica ed ha nell’intera filiera della metalmeccanica, ad iniziare dalla produzione della materia prima l’acciaio, il fondamento della sua stessa attività. Se ILVA chiudesse, le nostre produzioni sarebbero ulteriormente gravate da tempi e costi che le renderebbero meno competitive. Per questo è fortemente auspicabile che ILVA, al momento il più grande complesso siderurgico d’Europa, torni a produrre a pieno ritmo – anche prima della data fatidica del 15 settembre - in tutti i suoi poli sia per competere in maniera ottimale a livello continentale, sia per garantire all’industria italiana quella produzione di acciaio e derivati che ne fanno un polo di eccellenza.     



Concludo osservando come la mia errata valutazione sia allineata con la posizione espressa dalla FIM CISL allorché si è venuti a conoscenza di questo “anomalo” slittamento “La nuova scadenza per la gestione commissariale al 15 settembre fatta senza motivazione e senza compiti assegnati è una vergogna. L’impianto non è sicuro, feriti e morti hanno segnato questa gestione commissariale che ha risparmiato in sicurezza nazionale non lesinando politiche anti-meritocratiche mentre i lavoratori rischiano ogni minuto. Sia chiaro al Ministro DiMaio, al primo incidente, il suo ministero sarà occupato dai lavoratori, quelli veri, se continua a parlare ai suoni followers deve sapere che ci sono persone in carne ossa che vogliono un impianto ambientalizzato e sicuro. Ci sono lavoratori che ripararono a spese loro le imbracature di sicurezza, vergognatevi.”.