lunedì 28 settembre 2015

Catalogna, Scozia ....e poi? Un' Europa dei popoli è possibile.

L'esito del voto amministrativo di domenica scorsa, quasi con certezza, non consentirà alla Catalogna di costituirsi in Stato Indipendente, ma gli permetterà di migliorare il proprio status di autonomia rispetto alla Spagna.
Trattandosi di elezioni amministrative l'UE si è astenuta dall'esprimere opinioni al riguardo.
Eppure.......
Un ragionamento sulle pulsioni che attraversano alcune parti del continente europeo perchè si rivedano confini e stati ereditati dal passato sarebbe quanto mai opportuno onde evitare fibrillazioni che potrebbero giungere a conflitti armati.
L'esperienza della Jugoslavia e della Cecoslovacchia, entrambe nate sulle ceneri del vecchio impero austro-ungarico e dissoltesi la prima con conflitti sanguinosi e la seconda con accordo fra le parti oppure le rinate repubbliche baltiche o gli Stati fantoccio della Moldovia, Trasnistria, Donbass, Crimea sono lì a dimostrare quanto sia difficile mantenere unite popolazioni che per storia, cultura, tradizioni e volontà popolare vogliono costituire un'entità separata ed indipendente.
La stessa situazione vissuta dalla Scozia e dall'Irlanda e quella, difficilissima sotto il profilo della convivenza, dal Regno dei Belgi indicano che i confini ereditati da accordi dinastici dei secoli passati reggono malamente all''usura del tempo.
L'Italia ha saputo regolare, con l'accordo De Gasperi-Gruber, la spinosa realtà del Tirolo meridionale (o Trentino Alto Adige che dir si voglia); in realtà la situazione del Tirolo nel suo complesso è lungi dall'essere risolta giacchè il Tirolo rimane suddiviso fra l'Austria e l'Italia, mentre la soluzione ottimale sarebbe un Tirolo unito ed indipendente nell'ampio quadro dell'Unione Europea.
Sicchè cominciare ad immaginare la possibilità di rivedere gli attuali confini fra gli Stati sarebbe - a mio avviso - opportuno e doveroso anche alla luce del processo in atto di trasferimento della potestà normativa (e spesso della sovranità.....) dai singoli Stati nazionali all'UE.
Una Unione Europea dei popoli anzichè degli stati non è un'eresia, ma un'ipotesi politica su cui lavorare.

lunedì 21 settembre 2015

PORTA PIA. 145° anniversario della presa di Roma.

Per fortuna ci siamo risparmiati le solite trite commemorazioni della presa di Porta Pia nonostante lo scorso 20 settembre ricorresse il 145° anniversario dell'entrata delle truppe del Regno d'Italia in Roma.
Con questa azione svolta in spregio del diritto internazionale, il Regno d'Italia si impossessava di Roma e poneva fine allo Stato Pontificio che, peraltro, rinunciò ad opporre resistenza armata all'invasione del proprio territorio.
Per la Chiesa e la sua missione fu un fatto positivo la fine del potere temporale dei Papi.
Ma se valutiamo questo evento con attenzione non possiamo che rilevare una similitudine fra quanto attuato dal Regno d'Italia nei confronti dello Stato della Chiesa (ma analogo comportamento i Savoia tennero verso il Regno delle Due Sicilie, il Graducato di Toscana ed i Ducati emiliani) e quanto attuato da Putin che ha occupato la Crimea, Saddam che invase il Kuwait e l'Italia fascista che si impossesso dell'Etiopia. A questi comportamenti la Comunità internazionale ha sempre reagito imponendo sanzioni economiche o militari nei confronti dell'aggressore.
Nel 1860 e nel 1870 la Comunità internazionale lasciò correre quelle palesi offese al diritto internazionale, anzi né fu correa......
Potere della massoneria?
E' probabile!


P.S.: Tutte queste proditorie azioni furono compiute dal Ramo Savoia-Carignano inaugurato da Carlo Alberto che si era formato alla scuola della Francia napoleonica, campione dell'invasione ed asservimento di Stati sovrani. Buona scuola, come si vede!