Adesso conosciamo l'esito del referendum svoltosi in Grecia.
Ha vinto il no contro le proposte (o diktat) dell'UE per risanare l'economia ellenica. La prima reazione è stata una riunione Hollande-Merkel cui seguirà, forse, una riunione dell'Eurogruppo nella giornata di martedì prossimo.
Le dichiarazioni di diversi esponenti lasciano presagire che si riprederà la discussione degli aiuti alla Grecia dal punto in cui si sono interrotti: con una punta di veleno perchè il popolo greco ha respinto il diktat UE.
Siamo già giunti alla minaccia di JP Morgan che la Grecia uscirà necessariamente dall'Eurozona.
Mi pare che si continui a percorrere la strada dei rendiconti contabili, dei crediti, delle misure per rientrare nei parametri economici e così via.
Una strada vecchia che ha dimostrato tutta la sua negatività.
Certo occorrerà prevedere una riedizione del Piano Marshall per aiutare la Grecia e nel contempo chiedere alla Grecia l'attuazione di alcune misure che incidano strutturalmente sulla spesa pubblica; ed è con questo Governo - legittimato dall'esito del referendum - che occorrerà discutere.
Ma non è più questo il "campo da gioco" dell'Unione Europea che deve ripensare se stessa ed i propri obiettivi. Mantenere in vita la logica dei "trattati" ad hoc non è più possibile, così come continuare a ragionare solo in termine di dati economici-finanziari porterà al disastro ed al disfacimento dell'Unione Europea.
Fa tristezza vedere che il Partito Popolare Europeo - ancora recentemente per bocca del suo Presidente Joseph Daul - non abbia compreso quanto sia necessario un cambiamento profondo della politica dell'Unione Europea.