sabato 5 marzo 2016

TRIPOLI BEL SUOL D'AMORE.....E POI ?



L’incapacità delle Nazioni Unite nel risolvere le controversie che si palesano nei diversi scenari internazionali trova un’ulteriore conferma in Libia ove si vuole imporre un Governo di Unità Nazionale alle diverse fazioni che tutto vogliono fuorché raggiungere un accordo comune. 

Nel mentre si trascina questa farsa della ricerca di una “soluzione politica” al disfacimento istituzionale conseguente alla caduta del regime di Gheddafi (patrocinato da interessi economici anglo-franco-americani), una parte del territorio libico è  stato conquistato dai terroristi  ISIS  in parte di origine locale, in parte in fuga dalla Mesopotamia.
Un rischio enorme si sta prospettando nel Mediterraneo: attacco diretto al traffico marittimo, azioni contro le coste meridionali europee (in primis a quelle italiane), controllo delle fonti energetiche (gas e petrolio) essenziali per la nostra economia.
Una riproposizione in chiave moderna di quanto già visto nei tempi passati in cui pirati saraceni prima, barbareschi dopo assalivano navi, paesi costieri e non (giunsero sino alle Alpi Cozie!), riducendo in schiavitù le persone catturate nelle loro razzie.

Tutti coloro che - scottati dall’esperienza Saddam in Iraq e Gheddafi in Libia -   vagheggiano una “soluzione politica” pensano che si debba aver chiaro quale soluzione dare al futuro della Libia e non comprendono che il futuro libico è nella sola disponibilità dei molteplici potentati locali che cambiano alleanze e strategie dalla mattina alla sera in base ai rapporti di forza ed all’interesse economico.

In Libia non ci sarà alcuna “soluzione politica”. Non ci sarà alcun Governo di Unità Nazionale che richiederà l’intervento di una coalizione ONU per ristabilire l’ordine nel Paese: e anche se questo dovesse succedere si scateneranno contro la coalizione ONU tutti quelli che non riconosceranno legittimità alle decisioni del Governo di Unità Nazionale.
Quella libica sarà la replica di quanto avvenuto in Somalia: una guerra per bande continua, un sedicente governo che non riesce neppure ad entrare nel Paese, una sede ideale per traffici di qualsiasi natura e l’insediamento di basi terroristiche che sotto le mentite spoglie di una fede religiosa sono vere e proprie multinazionali socio-economiche pronte a taglieggiare il traffico marittimo, le aziende che lavorano nel comparto energetico e – sinanco – ad effettuare azioni belliche a danno dei Paesi vicini.

Pochi ricordano che, nella prima metà del secolo scorso,  la sottomissione del territorio libico da parte italiana durò circa 15 anni con esiti incerti e con un impiego di risorse elevatissimo.
Anche allora si ebbe a che fare con rais, tribù, kabile, confraternite che controllavano porzioni di un territorio mai unito neppure sotto l’Impero Ottomano che esercitava solo una sovranità nominale sulla fascia costiera. La stessa Libia è un’invenzione dell’occupazione coloniale italiana che, solo, nel 1934 unificò Tripolitania, Cirenaica e Fezzan in un unico Governatorato. Un’unità funzionale al governo coloniale ma che non ebbe alcuna sostanziale influenza sulla società libica come le divisioni attuali testimoniano.
Immaginare che si torni ad una partizione del territorio libico, voluta ed attuata dalle kabile locali, appartiene ai probabili scenari futuri con ulteriori problemi che si proietteranno anche sul nostro Paese.

Cercare di prevenire il rischi che si addensano sull’Italia fa parte di una corretta azione di politica estera. Sappiamo tutti che la Libia costituisce un ginepraio da cui è meglio stare distanti e che ogni azione a tutela del nostro Paese va calibrata sulla realtà libica.
Così come è evidente che l’opinione pubblica italiana, annebbiata dai mass-media il cui orizzonte informativo si limita alle beghe da cortile dei politici del nostro Paese, non sia preparata allo scenario prossimo venturo che vedrà l’Italia impegnata in un conflitto, ben diverso da quelli noti ove si ha ben chiaro chi sia il nemico. Un conflitto anomalo, dai tempi lunghi ed incerti, con costi notevoli di natura economica, sociale ed umana.

Eppure, tutto questo, volenti o nolenti le Nazioni Unite e gli innamorati della “soluzione politica”, dovrà essere intrapreso per bloccare, sul nascere, il rischio che l’insediamento di basi terroristiche in Libia rappresenta per il nostro Paese.

Nessun commento:

Posta un commento