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lunedì 22 agosto 2016

MANIFESTO DI VENTOTENE. Un documento irrilevante per l'unità europea.

Utilizzando una nave vecchia di 31 anni, Renzi si è presentato all'appuntamento con Hollande e Merkel enfatizzando il "Manifesto di Ventotene" quale documento fondante dell'unità europea. Peccato che tale documento non abbia, per nulla, costituito la base su cui è stata costruita l'UE: redatto da intellettuali di sinistra, futuri co-fondatori del Partito d’Azione, il documento è un vessillo di quell’idea d’Europa molto “laica” e molto statalista che in effetti ebbe ben poco peso all'inizio dell'avventura europea.
Per quanto è dato conoscere tale Manifesto è praticamente sconosciuto al resto d'Europa.
Per opportuna memoria e verità storica le istituzioni europee sono nate per ispirazione ed impulso di tre statitisti cattolici il francese Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e l’italiano Alcide De Gasperi, che avevano preso le mosse dalle comuni radici cristiane dell’Europa e assunto come riferimento simbolico il Sacro Romano Impero (ciò spiega, notiamo per inciso, perché tuttora il massimo riconoscimento europeo sia un premio intitolato a Carlo Magno). Beninteso, il filone “laico” era già allora presente, ma aveva i suoi antesignani nel francese Jean Monnet e nel belga Paul-Henri Spaak, e non certo negli autori del Manifesto di Ventotene e nella loro Unione dei Federalisti Europei.
Insistere nel magnficare l'importanza del Manifesto di Ventotene ha per Renzi il solo significato di rendersi subalterno ai circoli politico-culturali eredi della visione statalista, "laica" e boriosamente incapace di ascoltare i popoli europei che sciauguratamente ha prevalso in seno all'UE sul finire del secolo scorso riducendola alle triste condizioni attuali.
Non solo, con tale richiamo Renzi ha dimostrato-qualora ve ne fosse ulteriore riprova - la pochezza del proprio pensiero politico, la mancanza di conoscenza della storia patria che vede in De Gasperi l'artefice della collocazione nel nostro Paese fra i costruttori e realizzatori dell'unità europea, la volontà di perseguire un ideale europeo ben diverso da quello per cui hanno lavorato le migliorio personalità politiche che l'hanno preceduto.

lunedì 28 settembre 2015

Catalogna, Scozia ....e poi? Un' Europa dei popoli è possibile.

L'esito del voto amministrativo di domenica scorsa, quasi con certezza, non consentirà alla Catalogna di costituirsi in Stato Indipendente, ma gli permetterà di migliorare il proprio status di autonomia rispetto alla Spagna.
Trattandosi di elezioni amministrative l'UE si è astenuta dall'esprimere opinioni al riguardo.
Eppure.......
Un ragionamento sulle pulsioni che attraversano alcune parti del continente europeo perchè si rivedano confini e stati ereditati dal passato sarebbe quanto mai opportuno onde evitare fibrillazioni che potrebbero giungere a conflitti armati.
L'esperienza della Jugoslavia e della Cecoslovacchia, entrambe nate sulle ceneri del vecchio impero austro-ungarico e dissoltesi la prima con conflitti sanguinosi e la seconda con accordo fra le parti oppure le rinate repubbliche baltiche o gli Stati fantoccio della Moldovia, Trasnistria, Donbass, Crimea sono lì a dimostrare quanto sia difficile mantenere unite popolazioni che per storia, cultura, tradizioni e volontà popolare vogliono costituire un'entità separata ed indipendente.
La stessa situazione vissuta dalla Scozia e dall'Irlanda e quella, difficilissima sotto il profilo della convivenza, dal Regno dei Belgi indicano che i confini ereditati da accordi dinastici dei secoli passati reggono malamente all''usura del tempo.
L'Italia ha saputo regolare, con l'accordo De Gasperi-Gruber, la spinosa realtà del Tirolo meridionale (o Trentino Alto Adige che dir si voglia); in realtà la situazione del Tirolo nel suo complesso è lungi dall'essere risolta giacchè il Tirolo rimane suddiviso fra l'Austria e l'Italia, mentre la soluzione ottimale sarebbe un Tirolo unito ed indipendente nell'ampio quadro dell'Unione Europea.
Sicchè cominciare ad immaginare la possibilità di rivedere gli attuali confini fra gli Stati sarebbe - a mio avviso - opportuno e doveroso anche alla luce del processo in atto di trasferimento della potestà normativa (e spesso della sovranità.....) dai singoli Stati nazionali all'UE.
Una Unione Europea dei popoli anzichè degli stati non è un'eresia, ma un'ipotesi politica su cui lavorare.