Un bel corteo di solidarietà, fiori e lumini sul luogo degli attentati,
compianto per le vittime, cordoglio espresso ai loro familiari, invettiva
contro gli attentatori, promesse per debellare i terroristi, inseverimento nel
controllo del territorio. Poi, il nulla. Il nulla che prosegue e “riempie” la
coscienza e la cultura del mondo occidentale. Questa è la triste realtà con cui
il mondo occidentale si confronta con il terrorismo di matrice islamica. Una
debolezza intrinseca perché “loro”
sanno chi sono e cosa vogliono essere e cosa vogliono fare: sarà
un’applicazione faziosa e discutibile della lettura del Corano, non condivisa
da molti mussulmani coinvolti – loro malgrado – in un’evidente lotta di potere
fra le diverse “confessioni” islamiche (sunniti,
sciiti, karigiti, alawiti, whabiti, drusi ecc. ecc.) e fra i diversi
potentati dispotici - nell’accezione che
Montesquieu dava a tale termine – presenti nel dar-el–Islam. E’ comunque, evidente, che l’apparato ideale che sta
dietro all’ISIS ed ai gruppi ad esso affiliati costituisce motivo di
appartenenza, di lotta e di richiamo: un motivo per cui vale la pena, anche, di
morire.
La desolazione ideale e culturale delle società occidentali costituisce
il miglior alleato di chi opera attentati, stragi, sgozza persone inermi,
impone stili di vita disumane nei territori conquistati. Gli interventi armati
tamponano – forse – una situazione, ma non la risolvono.
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