Alcuni
giorni fa ho avuto un’amara sorpresa in farmacia: tra tickets di medicinali
erogati dal SSN e costo di quelli che il SSN non passa, mi sono ritrovato a
pagare la modica somma di 154 euro,
nonostante l’esigua quantità di confezioni di medicinali contenuti nel
sacchetto. Una rapida disamina e scopra che molti prodotti NON sono considerati
“medicinali” ma “integratori” anche se, alla fine, il medico li ha prescritti –
in scienza e coscienza – quali prodotti
necessari per la mia salute e dei miei familiari.
Capisco che
in tempo di contenimento della spesa (la
famigerata «spending review») il SSN discrimini fra farmaci e prestazioni essenziali
che giustificano il loro costo a carico dello Stato e gli altri – spesso di
largo uso da parte della popolazione – da porre a carico del singolo cittadino.
Ma…….
E qui i «ma»
sono davvero tanti. Un italiano su quattro percepisce una pensione inferiore a 1000 euro
mensili; a questi concittadini che “sopravvivono” con questa miseria erogata
dagli Istituti Previdenziali occorre aggiungere i cassa-integrati che - stante la difficile situazione del comparto
produttivo nazionale – ben difficilmente saranno riassorbiti nel ciclo
lavorativo, i disoccupati che –
nonostante i proclami governativi sull’esito del Job’s Act (chissà perché non viene usata la corretta
terminologia italiana?) – continuano a sussistere come la quotidiana
esperienza delle famiglie testimonia, i lavoratori
con contratti capestro rinnovati – quando va bene – di settimana in settimana.
E il tragico
elenco potrebbe ancora continuare. Ma voglio terminarlo con tutti coloro che
sono stati “derubati” dei loro
risparmi dai provvedimenti tesi (diciamo
così) a salvare le banche, provvedimenti che non paiono ancora giunti al
termine visto che si pensa di iniettare altre risorse pubbliche nel capitale
sociale degli Istituti bancari che hanno accumulato, per cattiva ed insensata
gestione dei loro amministratori, «crediti in sofferenza od inesigibili» o
«derivati carta straccia». Peccato che
queste risorse siano sottratte ad investimenti ben più utili per la generalità
della popolazione italiana.
Insomma,
tutti questi peregrini che si ritrovano con prescrizioni mediche necessarie per
la loro salute si trovano davanti al bivio: curarsi o mangiare, curarsi o
pagare l’affitto, curarsi o pagare le bollette dei servizi gas-luce-acqua-
riscaldamento…………..
Sorge
spontanea chiedersi quale Stato sia in grado di sopravvivere nel sua tenuta
sociale in una situazione di questo genere.
Pare di
scorgere all’orizzonte un autunno caldo pervaso dall’esigenza di mantenere – ed
incrementare – il lavoro dipendente ed autonomo; qui in Liguria ci sono fronti
caldi ad Imperia (Pastificio Agnesi), a Vado Lig. (Bombardier), a Genova
(Erricson, Piaggio, Ilva, Riparazioni Navali), senza tralasciare il tessuto
produttivo andato perso e le piccole aziende dell’indotto. E tutti noi sappiamo
come queste realtà siano fonte di lavoro primario per i lavoratori autonomi,
specie liberi professionisti.
Ed il
detonatore al prossimo autunno caldo sarà probabilmente, il comparto bancario che ha
tutto il potenziale per guidare l’Italia alla bancarotta dello stato.

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