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mercoledì 13 luglio 2016

AUTUNNO CALDO ? NO, CALDISSIMO!



Alcuni giorni fa ho avuto un’amara sorpresa in farmacia: tra tickets di medicinali erogati dal SSN e costo di quelli che il SSN non passa, mi sono ritrovato a pagare la modica somma di 154 euro,  nonostante l’esigua quantità di confezioni di medicinali contenuti nel sacchetto. Una rapida disamina e scopra che molti prodotti NON sono considerati “medicinali” ma “integratori” anche se, alla fine, il medico li ha prescritti – in scienza e coscienza – quali prodotti  necessari per la mia salute e dei miei familiari.



Capisco che in tempo di contenimento della spesa (la famigerata «spending review») il SSN discrimini fra farmaci e prestazioni essenziali che giustificano il loro costo a carico dello Stato e gli altri – spesso di largo uso da parte della popolazione – da porre a carico del singolo cittadino. Ma…….



E qui i «ma» sono davvero tanti. Un italiano su quattro percepisce una pensione inferiore a 1000 euro mensili; a questi concittadini che “sopravvivono” con questa miseria erogata dagli Istituti Previdenziali occorre aggiungere i cassa-integrati che - stante la difficile situazione del comparto produttivo nazionale – ben difficilmente saranno riassorbiti nel ciclo lavorativo, i disoccupati che – nonostante i proclami governativi sull’esito del Job’s Act (chissà perché non viene usata la corretta terminologia italiana?) – continuano a sussistere come la quotidiana esperienza delle famiglie testimonia, i lavoratori con contratti capestro rinnovati – quando va bene – di settimana in settimana.

E il tragico elenco potrebbe ancora continuare. Ma voglio terminarlo con tutti coloro che sono stati “derubati” dei loro risparmi dai provvedimenti tesi (diciamo così) a salvare le banche, provvedimenti che non paiono ancora giunti al termine visto che si pensa di iniettare altre risorse pubbliche nel capitale sociale degli Istituti bancari che hanno accumulato, per cattiva ed insensata gestione dei loro amministratori, «crediti in sofferenza od inesigibili» o «derivati carta straccia».  Peccato che queste risorse siano sottratte ad investimenti ben più utili per la generalità della popolazione italiana.



Insomma, tutti questi peregrini che si ritrovano con prescrizioni mediche necessarie per la loro salute si trovano davanti al bivio: curarsi o mangiare, curarsi o pagare l’affitto, curarsi o pagare le bollette dei servizi gas-luce-acqua- riscaldamento…………..



Sorge spontanea chiedersi quale Stato sia in grado di sopravvivere nel sua tenuta sociale in una situazione di questo genere.



Pare di scorgere all’orizzonte un autunno caldo pervaso dall’esigenza di mantenere – ed incrementare – il lavoro dipendente ed autonomo; qui in Liguria ci sono fronti caldi ad Imperia (Pastificio Agnesi), a Vado Lig. (Bombardier), a Genova (Erricson, Piaggio, Ilva, Riparazioni Navali), senza tralasciare il tessuto produttivo andato perso e le piccole aziende dell’indotto. E tutti noi sappiamo come queste realtà siano fonte di lavoro primario per i lavoratori autonomi, specie liberi professionisti.



Ed il detonatore al prossimo autunno caldo sarà probabilmente, il comparto bancario che ha tutto il potenziale per guidare l’Italia alla bancarotta dello stato.