Osservo, con forte
preoccupazione, la scarsa attenzione che i mass-media genovesi presta al
problema ILVA. Dopo l'inopinata e sciagurata decisione di far slittare al 15
settembre 2018 la fine del commissariamento dell'azienda affinché AncelorMittal
possa entrare in possesso di ILVA, il ministro di Maio s'è deciso di convocare
le parti per il 9 luglio 2018: un po' tardi, ma sempre meglio che niente.
Resta, tuttavia, nebulosa la
volontà del Governo circa il futuro della siderurgia nel nostro Paese: si ha la
netta sensazione che il Governo non comprenda il peso strategico di questo
comparto nell'economia del Paese, specie per le PMI. La boutade di Grillo circa
la chiusura di Taranto, ripresa dal deputato barese M5S Giuseppe Brescia, che
rilancia l’ipotesi di una Taranto senza acciaio: «Manterremo tutte le promesse,
come la chiusura di Ilva (...) Già m’immagino Taranto come Bilbao: una città a
vocazione turistica e culturale, ben collegata con le altre attrazioni
pugliesi”. Non fa ben pensare. Dalla Ruhr ai Paesi Baschi cambia poco: nella
Taranto a Cinquestelle per l’Ilva non c’è proprio spazio. E chissà se come
quelle di Grillo, anche quelle di Brescia saranno etichettate come parole “a
titolo personale”, per citare il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro,
Luigi Di Maio.
Genova - ed è per questo che
sottolineo il silenzio dei mass-media locali - de ve attrezzarsi politicamente
e culturalmente perché Cornigliano e Novi ligure possano continuare a lavorare
anche senza l'apporto di Taranto, sia per rispettare l'Accordo di Programma,
sia per evitare un'emorragia occupazionale che metterebbe in ginocchi l'intero
territorio.

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