giovedì 29 gennaio 2015

NAVI, non vi vogliamo perchè fate fumo!



La notizia che la Procura di Savona ha avviato un’inchiesta sulle possibili conseguenze delle emissioni delle navi da crociera sulla salute della gente potrebbe essere considerata di secondaria importanza se letta con occhi distratti o da persone che conoscono poco o nulla delle navi e delle normative che le regolano.

Al momento, sono in vigore norme molto restrittive dell’Unione Europee che impongo alle navi dei Paesi Europei o che scalano porti europei di utilizzare combustibili contenenti un limitato tenore di zolfo. Tali norme si sommano a quelle adottate a livello internazionale dall’IMO – International Maritime Organisation – che stabiliscono limiti all’emissione di Ossido di Azoto, Ossido di Zolfo, percolati ed ozono da parte delle navi. Considerando che, attualmente, il settore marittimo contribuisce con poco più del 2% all’inquinamento atmosferico, si può affermare che questo settore sta sforzandosi – e non è semplice sotto il profilo tecnico e della produzione dei carburanti – di ridurre ulteriormente l’emissione in atmosfera di sostanze inquinanti.

Certo si può sopperire all’energia prodotta dalle navi in banchina con la fornitura di energia elettrica da terra. Tutto è fattibile. Basta ricordarsi i costi dell’impiantistica che dovrebbero essere finanziati dallo Stato, stante i bilanci risicati delle Autorità Portuali e che, comunque, l'energia fornita da terra viene prodotta altrove, un altrove ove probabilmente si ripropongono i problemi dell’inquinamento, come insegna la situazione assurda della Centrale della Tirreno Power di Vado Ligure.

Troppo spesso la magistratura inquirente avvia indagini che determinano - ancor prima di giungere a procedimento (con tempi incerti) - perdite secche di posti di lavoro ed impoverimento generalizzato del territorio: per restare in Liguria si pensi alla vicenda Tirreno Power od al porto di Imperia. Le navi hanno il brutto vizio di muoversi secondo interessi di natura economica e, considerato gli sforzi che vengono attuati per acquisire nuovi traffici e mantenere quelli esistenti sembrerebbe opportuna una maggiore conoscenza della norme che regolano l’attività delle navi ed una maggioranza attenzione sulle conseguenze negative che certe azione possono produrre sull’occupazione e sul tessuto socio-economico di un territorio.
Non pare di chiedere troppo!

Nessun commento:

Posta un commento