La notizia che la Procura di
Savona ha avviato un’inchiesta sulle possibili conseguenze delle emissioni
delle navi da crociera sulla salute della gente potrebbe essere considerata di
secondaria importanza se letta con occhi distratti o da persone che conoscono
poco o nulla delle navi e delle normative che le regolano.
Al momento, sono in vigore
norme molto restrittive dell’Unione Europee che impongo alle navi dei Paesi
Europei o che scalano porti europei di utilizzare combustibili contenenti un
limitato tenore di zolfo. Tali norme si sommano a quelle adottate a livello
internazionale dall’IMO – International Maritime Organisation – che
stabiliscono limiti all’emissione di Ossido di Azoto, Ossido di Zolfo,
percolati ed ozono da parte delle navi. Considerando che, attualmente, il
settore marittimo contribuisce con poco più del 2% all’inquinamento
atmosferico, si può affermare che questo settore sta sforzandosi – e non è
semplice sotto il profilo tecnico e della produzione dei carburanti – di
ridurre ulteriormente l’emissione in atmosfera di sostanze inquinanti.
Certo si può sopperire
all’energia prodotta dalle navi in banchina con la fornitura di energia
elettrica da terra. Tutto è fattibile. Basta ricordarsi i costi
dell’impiantistica che dovrebbero essere finanziati dallo Stato, stante i
bilanci risicati delle Autorità Portuali e che, comunque, l'energia fornita da
terra viene prodotta altrove, un altrove ove probabilmente si ripropongono i
problemi dell’inquinamento, come insegna la situazione assurda della Centrale
della Tirreno Power di Vado Ligure.
Troppo spesso la magistratura
inquirente avvia indagini che determinano - ancor prima di giungere a
procedimento (con tempi incerti) - perdite secche di posti di lavoro ed
impoverimento generalizzato del territorio: per restare in Liguria si pensi
alla vicenda Tirreno Power od al porto di Imperia. Le navi hanno il brutto
vizio di muoversi secondo interessi di natura economica e, considerato gli
sforzi che vengono attuati per acquisire nuovi traffici e mantenere quelli
esistenti sembrerebbe opportuna una maggiore conoscenza della norme che
regolano l’attività delle navi ed una maggioranza attenzione sulle conseguenze
negative che certe azione possono produrre sull’occupazione e sul tessuto
socio-economico di un territorio.
Non pare di chiedere troppo!

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