Il passaggio di un nutrito numero di senatori dal Gruppo di Scelta Civica al Gruppo PD costituisce l'ultimo episodio di una sequela di quasi 200 parlamentari che nel corso di appena due anni di legislatura hanno cambiato gruppo di appartenenza.
Ascrivere questi comportamenti al "trasformismo" che ammorba la politica italiana non impedisce di considerare come questi parlamentari siano stati "nominati" dalle rispettive Segreterie di Partito (o dai "ras" del momento) anzicchè eletti dal corpo elettorale.
Questo dovrebbe far riflettere coloro che considerano utile conservare il sistema della nomina anche nella legge elettorale in corso di elaborazione in Parlamento (il c.d. Italicum) al fine di garantire la stabilità dell'Escutivo, giacchè nessun Esecutivo è al riparo dal "cambio casacca" qualora non siano introdotti correttivi che costringano un parlamentare a non poter cambiare gruppo nel corso della legislatura.
Non credo che sia sufficiente agire sul Regolamento della Camera/Senato, ma credo sia necessaria una norma inserita nel testo legislativo dell'Italicum o, stante la vigente Costituzione, un intervento di livello costituzionale.
Tuttavia, questa trasmigrazione fa emergere la mutazione genetica avviata nel PD ove sta annacquandosi l'identità fondante del Partito, frutto dell'incontro della cultura politica comunista con quella della sinistra DC (quella che D'Alema definì un amalgama non riuscito).
L'avvento di Renzi alla Segreteria Nazionale PD ha impresso un accelerazione spregiudicata verso un pragmatismo in cui ideali e cultura politica non incidono minimamente sulle scelte di governo.
Lo stesso concetto di Partito della Nazione (mutuato da un'idea di Pierferdinando Casini che non ebbe, però, la forza e la capacità politica di realizzarla) supera idealmente e concettualmente il PD, aprendosi a tutti coloro che vogliono correre in questa direzione priva di una meta precisa, salvo un generico riformismo delle strutture e degli assetti della governance del Paese.
Siamo ben lontani dalla politica di un partito di centro, interprete delle aspirazioni della classe media del Paese e capace di mediare fra le diverse anime e culture della nostra Italia.
Una legge elettorale che prevede l'assegnazione del premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) che ottiene una percentuale del 40% di suffragi, è del tutto funzionale a questo processo di mutazione in atto.
Immaginare che possa esistere una forza politica alternativa al PD che realisticamente possa contrastarne la vittoria alle elezioni politiche appare del tutto illusorio, sia per la debolezza intrinseca delle "frattaglie" partitiche che sono rimaste in campo, sia per la mancanza di leaders credibili, sia per la mancanza di ideali politici da contrapporre al pragmatismo di Renzi e dei suoi accoliti.
A sinistra del PD, probabilmente, si costituirà un raggruppamento per raccogliere quanto rimane degli ideali fondanti del PD originario sempre che non scada nella protesta - velleitaria per l'Italia - alla Tsyriza.
Se qualcuno dovesse porre la questione se tutto questo sia un bene per il nostro Paese, la risposta non può che essere negativa.
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