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lunedì 12 dicembre 2016

Matteo Renzi. il PD e gli sgabelli...

Oggi Direzione Nazionale PD; Il Segretario Renzi interviene mentre il suo alter ego si appresta a sciogliere la riserva (come dire "oh via, un conti nulla"). Un discorso che nulla dice sull'esito del referendum (ne parleremo....è roba del passato) ed ingrana la marcia sul futuro (discorsi già sentiti.....) perchè l'Italia lo merita. Chicca essenziale: mai, prima del suo arrivo al Nazzareno, il PD ha preso il 40% dei consensi e quindi solo lui è in grado di portare alla vittoria elettorale il PD (peccato che molti di quei SI non siano ascrivibili ad elettori del PD.....).
Insomma il PD non è andato a sbattere, anzi ha fatto una politica che gli Italiani non hanno compreso, ma.....è quella giusta! 
Se c'era bisogno di una prova provata del continuismo tra il vecchio PCI (che Renzi non ha praticato per questioni anagrafiche, ma deve aver assorbito in modo ignoto) e l'attuale PD è finalmente arrivata: il Partito ha sempre ragione (ovviamente il Partito sono i suoi capi) e tutti gli altri non capiscono niente!
 
E c'è ancora chi corre a fare da sgabello a questi personaggi....

lunedì 22 agosto 2016

MANIFESTO DI VENTOTENE. Un documento irrilevante per l'unità europea.

Utilizzando una nave vecchia di 31 anni, Renzi si è presentato all'appuntamento con Hollande e Merkel enfatizzando il "Manifesto di Ventotene" quale documento fondante dell'unità europea. Peccato che tale documento non abbia, per nulla, costituito la base su cui è stata costruita l'UE: redatto da intellettuali di sinistra, futuri co-fondatori del Partito d’Azione, il documento è un vessillo di quell’idea d’Europa molto “laica” e molto statalista che in effetti ebbe ben poco peso all'inizio dell'avventura europea.
Per quanto è dato conoscere tale Manifesto è praticamente sconosciuto al resto d'Europa.
Per opportuna memoria e verità storica le istituzioni europee sono nate per ispirazione ed impulso di tre statitisti cattolici il francese Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e l’italiano Alcide De Gasperi, che avevano preso le mosse dalle comuni radici cristiane dell’Europa e assunto come riferimento simbolico il Sacro Romano Impero (ciò spiega, notiamo per inciso, perché tuttora il massimo riconoscimento europeo sia un premio intitolato a Carlo Magno). Beninteso, il filone “laico” era già allora presente, ma aveva i suoi antesignani nel francese Jean Monnet e nel belga Paul-Henri Spaak, e non certo negli autori del Manifesto di Ventotene e nella loro Unione dei Federalisti Europei.
Insistere nel magnficare l'importanza del Manifesto di Ventotene ha per Renzi il solo significato di rendersi subalterno ai circoli politico-culturali eredi della visione statalista, "laica" e boriosamente incapace di ascoltare i popoli europei che sciauguratamente ha prevalso in seno all'UE sul finire del secolo scorso riducendola alle triste condizioni attuali.
Non solo, con tale richiamo Renzi ha dimostrato-qualora ve ne fosse ulteriore riprova - la pochezza del proprio pensiero politico, la mancanza di conoscenza della storia patria che vede in De Gasperi l'artefice della collocazione nel nostro Paese fra i costruttori e realizzatori dell'unità europea, la volontà di perseguire un ideale europeo ben diverso da quello per cui hanno lavorato le migliorio personalità politiche che l'hanno preceduto.

lunedì 4 maggio 2015

ITALICUM o DEL 2° ROUND DEL CONGRESSO PD

La Camera dei Deputati ha approvato a scrutinio segreto con 334 voti favorevoli, 4 astenuti e 61 contrari la nuova legge elettorale, il cosidetto "ITALICUM". Al momento del voto erano assenti dall'aula i deputati di FI, SEL, M5S, e FdI. Tecnicamente il Governo è "andato sotto" di 44 voti rispetto ai 378 che dovrebbe ricevere sulla base della maggioranza che gli votò la fiducia il 25 febbraio 2014.

Si è così concluso il secondo round dell'ultimo Congresso Nazionale PD.
Non era il merito della legge elettorale che contava, nè la pressione - indecente - compiuta dall'Esecutivo sul Legislativo.
Quello che contava era riuscire a "stracciare" - anzi asfaltare come usa dire Renzi - ciò che restava dei suoi avversari all'interno del PD.
Risultato raggiunto. 
Adesso gli ultimi epigoni della "Ditta" stiano zitti ed a cuccia oppure si trovino un'altra collocazione!

mercoledì 18 marzo 2015

ANM vs. GOVERNO: C’è un clima cileno, del Cile del 73.

Non ha peli sulla lingua Piero Sansonetti che, nell'intervista concessa a "Il Sussidiario" odierno dichiara: "Ieri il Premier ha ricevuto una minaccia dalla magistraturadi tipo golpista. Quando il presidente dell'ANM, Rodolfo Sabelli, dice al presidente del consiglio che "i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati ed i corrotti accarrezzati", è un avvertimento degno dell'Argentina di Videla" e così prosegue " è una situazione pericolosissima, perchè i magistrati sono un potere forte, stanno facendo pagare al governo il fatto che sono state accorciate le loro ferie ed è stata introdotta la responsabilità civile, che costerà al massimo 100 euro di assicurazione l'anno. I magistrati sono scatenati e potrebbero fare di tutto, l'uscita dell'ANM di eri è di una gravità inaudita".

Se il Presidente dell'ANM ha pronunciato concetti molto discutibili, non è da meno il Segretario dell'ANM  che secondo quanto apparso su "La Repubblica" odierna dichiara: "Anche con il governo Renzi non è finita la delegittimazione dei magistrati cominciata da più di 20 anni", dice Maurizio Carbone, secondo il quale le riforme "che hanno riguardato i magistrati, sulla responsabilità civile e sulle ferie, sono state accompagnate da slogan delegittimanti".

Sicchè non pare infondato il commento che compare sul "Le cronache del Garantista" odierno, sempre a firma di Piero Sansonetti a proposito del caso Lupi:
"Mi pare che nessuno abbia difeso Lupi. Questa è la vera vergogna. Un ceto politico pusillanime, intimidito, tremante, vigliacco. Scusate il gioco di parole: pecore, si lo hanno sbranato le pecore. E intanto i pastori tedeschi dell’Anm hanno aggredito Renzi. Gli hanno detto: ”Tu carezzi i corrotti e punisci i giudici”. E’ un avviso: non di garanzia, di guerra. Un messaggio che dice: o ritiri ogni disegno di riforma della giustizia, e rientri nel tuo recinto del Jobs Act, o ti spezziamo le reni. C’è un clima cileno, dico del Cile del 73".

Eppure, credo, che i magistrati dovrebbero sentirsi puù che garantiti dal fatto che il Presidente del Senato, il Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, i Presidenti delle Commissioni Giustizia al Senato ed alla Camera, il Presidente dell'Authority anti corruzione sono tutti magistrati, così come lo sono molti senatori e deputati sia di maggioranza, sia di opposizione, per non dimenticare la pletora di magistrati distaccati presso il Ministero di Grazia e Giustizia. Se questa non è una lobby, qualcuno deve spiegare cosa sia una lobby! 

Forse è necessario ed opportuno che ognuno rientri nei propri ranghi, ad iniziare dall'Associazione Nazionale Magistrati ( o dei suoi vertici......), ricordandosi ciò che il Presidente Cossiga affermò autorevolemente circa il fatto che la Magistratura è un Ordine e NON un Potere dello Stato.


sabato 7 febbraio 2015

Mutazione genetica in itinere.

Il passaggio di un nutrito numero di senatori dal Gruppo di Scelta Civica al Gruppo PD costituisce l'ultimo episodio di una sequela di quasi 200 parlamentari che nel corso di appena due anni di legislatura hanno cambiato gruppo di appartenenza. 

Ascrivere questi comportamenti al "trasformismo" che ammorba la politica italiana non impedisce di considerare come questi parlamentari siano stati "nominati" dalle rispettive Segreterie di Partito (o dai "ras" del momento) anzicchè eletti dal corpo elettorale. 

Questo dovrebbe far riflettere coloro che considerano utile conservare il sistema della nomina anche nella legge elettorale in corso di elaborazione in Parlamento (il c.d. Italicum) al fine di garantire la stabilità dell'Escutivo, giacchè nessun Esecutivo è al riparo dal "cambio casacca" qualora non siano introdotti correttivi che costringano un parlamentare a non poter cambiare gruppo nel corso della legislatura. 
Non credo che sia sufficiente agire sul Regolamento della Camera/Senato, ma credo sia necessaria una norma inserita nel testo legislativo dell'Italicum o, stante la vigente Costituzione, un intervento di livello costituzionale.

Tuttavia, questa trasmigrazione fa emergere la mutazione genetica avviata nel PD ove sta annacquandosi l'identità fondante del Partito, frutto dell'incontro della cultura politica comunista con quella della sinistra DC (quella che D'Alema definì un amalgama non riuscito). 
L'avvento di Renzi alla Segreteria Nazionale PD ha impresso un accelerazione spregiudicata verso un pragmatismo in cui ideali e cultura politica non incidono minimamente sulle scelte di governo.

Lo stesso concetto di Partito della Nazione (mutuato da un'idea di Pierferdinando Casini che non ebbe, però, la forza e la capacità politica di realizzarla) supera idealmente e concettualmente il PD, aprendosi a tutti coloro che vogliono correre in questa direzione priva di una meta precisa, salvo un generico riformismo delle strutture e degli assetti della governance del Paese.
Siamo ben lontani dalla politica di un partito di centro, interprete delle aspirazioni della classe media del Paese e capace di mediare fra le diverse anime e culture della nostra Italia.

Una legge elettorale che prevede l'assegnazione del premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) che ottiene una percentuale del 40% di suffragi, è del tutto funzionale a questo processo di mutazione in atto.

Immaginare che possa esistere una forza politica alternativa al PD che realisticamente possa contrastarne la vittoria alle elezioni politiche appare del tutto illusorio, sia per la debolezza intrinseca delle "frattaglie" partitiche che sono rimaste in campo, sia per la mancanza di leaders credibili, sia per la mancanza di ideali politici da contrapporre al pragmatismo di Renzi e dei suoi accoliti.

A sinistra del PD, probabilmente, si costituirà un raggruppamento per raccogliere quanto rimane degli ideali fondanti del PD originario sempre che non scada nella protesta - velleitaria per l'Italia - alla Tsyriza.

Se qualcuno dovesse porre la questione se tutto questo sia un bene per il nostro Paese, la risposta non può che essere negativa.