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martedì 16 giugno 2015

Un fiorentino all'ENI. Per fortuna non è Renzi.

La notizia è confinata in una pagina interna di "La Repubblica", nè risulta alcun comunicato ufficiale del Governo.
Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri, ha rassegnato le dimissioni da parlamentare e dal suo incarico di governo, per approdare all' Eni dal primo luglio, in qualità di vicepresidente senior.

Il nostro Paese perde l'unico uomo di governo che capisce qualcosa di politica estera. A Renzi basta avere una Mogherini qualsiasi in Commissione UE ed un Gentiloni qualsiasi come Ministro degli Esteri, così nessuno gli fa ombra. 
Ma si vedono anche risultati, ad iniziare dalla vicenda Libia (e le conseguenze sull'immigrazione), per proseguire col semestre di presidenza italiano dell'UE (chi se ne è accorto?), per terminare con la situazione Grecia.
Cmq. auguri di buon lavoro a Lapo. Sarà un fiorentino che saprà fare un buon lavoro per l'Italia anche nel nuovo incarico!

martedì 17 febbraio 2015

LIBIA. Ritornando dove già fummo. E poi?



Un soprassalto di natura interventista militare nella vicina Libia - la "quarta sponda" dell'avventura coloniale italiana nata con Giolitti - pare pervadere mass-media, opinionisti, politici, analisti improvvisati. Sembra tornare in auge il motto "Ritornando dove già fummo" di una fortunata serie filatelica degli anni '30 dello scorso secolo.

Un minimo di riflessione pare opportuna, specie per gli immemori e sprovveduti politici italiani che in questi anni hanno considerata la politica estera del nostro Paese quale Cenerentola.
Risvegliata dal letargo per l'adesione al Califfato islamico dell'ISIS di diverse schegge impazzite del puzzle libico e dal sapiente uso dei mezzi di comunicazione impiegato in questo frangente dall'ISIS, l'opinione pubblica italiana s'è accorta che "qualcosa" sta succedendo in Libia.

La sostanza è che siamo in presenza di almeno 4 anni di totale disinteresse italiano verso quanto sta succedendo in Libia dopo lo sfacelo provocato dall'intervento che ha scalzato Gheddafi nel 2011. 
Un intervento attuato dalla Francia e della Gran Bretagna senza alcuna visione strategica del come gestire la Libia dopo la caduta di Gheddafi: una replica dell'intervento anglo-francese del 1956 a Suez!

L'Italia, con forti interessi economici in Libia, che aveva faticosamente costruito accordi politici con un regime, certamente criticabile, ma che garantiva il rispetto di una minimo di stabilità fra i diversi clan libici subì i maggiori danni causati da questo intervento ed assistette allo sfacelo dello stato libico senza intervenire nè politicamente, nè diplomaticamente abbandonando la Libia a se stessa ed accettando supinamente la destabilizzazione di un'area di primaria importanza per il nostro Paese.

L'unica presenza italiana in questo sfacelo è stata quella dell'ENI che ha garantito, come ha potuto, l'afflusso di gas e petrolio in Italia; adesso anche l'ENI sarà costretta a cessare le proprie attività salvo venire a patti con i vari clan e finanziare, così, lo sforzo militare dell'ISIS e suoi associati. 

Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio alla Direzione PD, attestano uno stato di confusione totale sulla possibile azione del Governo Italiano, mascherato dall'invito ad agire con prudenza e saggezza e comunque sotto l'egida delle Nazioni Unite. 

Credo che sia a tutti noto che le Nazioni Unite non hanno risolto mai alcuno dei problemi che si sono sviluppati nei/fra diversi Paesi. L'elenco dei casi irrisolti affidati alle Nazioni Unite è veramente lungo e si estende a tanti Paesi nel mondo.

Affidarsi, come ha delineato Matteo Renzi, ad una copertura ONU significa non risolvere il problema libico e, conseguentemente, la stabilizzazione dell'area mediterranea. D'altronde il fallimento dell'iniziativa ONU di portare ad un tavolo negoziale le diverse fazioni libiche è di tutta evidenza e l'ipotizzata discesa in campo di Romano Prodi appare tardiva e superata dalla situazione sul campo.

Peraltro, deve essere chiarita l'ambiguità della Turchia - Paese membrio della NATO - che sostiene il governo fantoccio di Tripoli soltanto perchè guidato dai Fratelli Mussulmani, ultimo residuo africano di questa formazione politica sconfitta in Tunisia ed in Egitto.
 
L'azione più urgente è quella di ristabilire una realtà statuale credibile in Libia ed impedire il diffondersi di uno stato di insicurezza nel bacino mediterraneo.

Scartata, per la loro inefficienza, l'ipotesi delle Nazioni Unite resta un intervento coordinato fra i Paesi con interessi mediterranei a sostegno del legittimo governo di Tobruk ed il blocco delle risorse economiche e finanziarie che aiutano i diversi clan libici ed in particolare quelli cha fanno riferimento all'ISIS.
Nella speranza che i Paesi della coalizione si chiariscano, onestamente, gli obiettivi strategici ed i metodi per la transizione della Libia verso la ricomposizione di una realtà statuale.

Sapendo che sarà un impegno di lungo periodo!