Un Islam senza frontiere, storicamente, non è mai esistito. Sin dalle
origini c'è stata una frattura fra gli Ommayadi e gli stati musulmani
della penisola iberica. Gli Almoravidi e gli Almohadi (entrambi
provenienti dall'Africa) che si installarono nella penisola iberica non
avevano alcun rapporto col Califfo che sedeva a Damasco (prima) ed a
Bagdad (dopo).
Nè si può ignorare la realtà statuale dei mussulmani in
Persia e nei vari potentati che si affacciavano sull'Oceano Indiano. Nel
corso della storia, l'impero Moghul e gli emirati delle lande a nord del
Mar Caspio non erano per nulla collegate ad un unico stato islamico.
L'unica realtà statuale che ha dato una parvenza di unità al mondo
islamico è l'Impero Ottomano da cui, comunque, restavano escluse le
realtà persiane ed indo-afgane; non a caso il titolo di califfo fu
assunto dagli Ottomani e la sede del
califfato fu trasferita ad Istambul ove rimase sino alla sua abolizione,
nel 1924, da parte di Kemal Ataturk.Anche dopo il disfacimento dell'Impero Ottomano - e l'abolizione del califfato - le divisioni nel mondo mussulmano (inteso comma umma) continuano a sussistere e le linee di frattura sono costituite dalle diverse componenti etniche che distinguerei in arabe, iraniche, indo-pakistane-afghane, maghrebine (forte la componente berbera), turche, egiziane e bosniaco-albanesi.
A queste si sommano
le divisioni di tipo confessionale: sunniti, sciiti, karigiti solo per
citare le più numerose.
In conclusione siamo di fronte, a mio
parere, ad un riassetto di potere su territorio del Medio Oriente che
coinvolge circa il 20-25% dei mussulmani; un riasetto che rimette in
discussione - giustamente - le frontiere imposte al mondo arabo (e in
parte a quello turco) dalle potenze vincitrici della 1^Guerra Mondiale.
Il futuro ci dirà se il Califfato sarà ripristinato e, sopratutto, se
sarà in mano alle popolazioni turche od a quelle arabe.
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