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giovedì 11 giugno 2015

PARTECIPARE significa essere LIBERI



Libertà è partecipazione. Sono passati decenni da quando Giorgio Gaber incantava il “suo” pubblico con questa canzone, le cui parole sono pur sempre di attualità.

Lasciamo ai “politilogi” le dissertazioni sulla bassa affluenza alle urne, via via scemata nell’ultimo decennio. Si tratta di una realtà negativa che può essere di sprone per un cambiamento sicuramente necessario.
Papa Francesco ha sottolineato come questo mondo globalizzato ponga al centro della politica il denaro. “Non l’uomo e la donna: no. Il denaro. Il dio denaro. Questo al centro. Poi, tutti al servizio del dio denaro”.
E l’accumularsi degli scandali piccoli e grandi – in Italia ed all’estero - è lì a testimoniare come  ciò che conti è “rubare”.

La tensione ideale ad operare per il bene comune è venuta meno nello stesso momento in cui tutti noi abbiamo perso coscienza di essere protagonisti dell’azione di aiuto per i singoli e le realtà sociali per costruire risposte adeguate ai loro bisogni e problemi reali; in altri termini a perseguire nei fatti il bene comune: il bene tuo, il bene nostro, il bene di ognuno.
Non essere presenti, non partecipare per timore di sporcarsi le mani è uno dei peggiori peccati che un cattolico possa compiere; è sempre papa Francesco che ce lo ricorda: “Ma non fai il bene! Vai avanti, chiedi al Signore che ti aiuti a non peccare, ma se ti sporchi le mani, chiedi perdono e continui avanti!”. Ma fare, fare … E proprio lottare per una società più giusta e solidale”.

Partecipazione è anche valorizzare i cosiddetti corpi intermedi quali le organizzazioni di categoria, le associazioni, le famiglie; è capire come il trasferimento decisionale a realtà esterne allo Stato, quali l’UE, il FMI, i Fondi di investimento possa essere coniugato con un controllo certo finalizzato al conseguimento del bene comune su scala globale.

Se la partecipazione, piano piano verrà meno sino a sparire, forse non ce ne accorgeremo subito, ma sparirà lentamente anche la libertà!