Libertà è partecipazione. Sono passati decenni da quando Giorgio Gaber incantava il “suo” pubblico con questa canzone, le cui parole sono pur sempre di attualità.
Lasciamo ai
“politilogi” le dissertazioni sulla bassa affluenza alle urne, via via scemata
nell’ultimo decennio. Si tratta di una realtà negativa che può essere di sprone
per un cambiamento sicuramente necessario.
Papa Francesco
ha sottolineato come questo mondo globalizzato ponga al centro della politica
il denaro. “Non l’uomo e la donna: no. Il
denaro. Il dio denaro. Questo al centro. Poi, tutti al servizio del dio denaro”.
E l’accumularsi
degli scandali piccoli e grandi – in Italia ed all’estero - è lì a testimoniare
come ciò che conti è “rubare”.
La tensione
ideale ad operare per il bene comune è venuta meno nello stesso momento in cui
tutti noi abbiamo perso coscienza di essere protagonisti dell’azione di aiuto
per i singoli e le realtà sociali per costruire risposte adeguate ai loro
bisogni e problemi reali; in altri termini a perseguire nei fatti il bene
comune: il bene tuo, il bene nostro, il bene di ognuno.
Non essere
presenti, non partecipare per timore di sporcarsi le mani è uno dei peggiori
peccati che un cattolico possa compiere; è sempre papa Francesco che ce lo
ricorda: “Ma non fai il bene! Vai avanti,
chiedi al Signore che ti aiuti a non peccare, ma se ti sporchi le mani, chiedi
perdono e continui avanti!”. Ma fare, fare … E proprio lottare per una società
più giusta e solidale”.
Partecipazione
è anche valorizzare i cosiddetti corpi intermedi quali le organizzazioni di
categoria, le associazioni, le famiglie; è capire come il trasferimento
decisionale a realtà esterne allo Stato, quali l’UE, il FMI, i Fondi di
investimento possa essere coniugato con un controllo certo finalizzato al conseguimento
del bene comune su scala globale.
Se la
partecipazione, piano piano verrà meno sino a sparire, forse non ce ne
accorgeremo subito, ma sparirà lentamente anche la libertà!