venerdì 12 dicembre 2014

GENOVA RIFIUTI. Città allo sbando.

La città è allo sbando ed in questa drammatica situazione emerge il silenzio sepolcrale del nostro sindaco Marco Doria. Il caso dell'AMIU, azienda partecipata al 100% dal Comune, è esemplare. Il ricorso al sub-appalto, su cui indaga la magistratura inquirente, è divenuto una costante. Alcune aziende sub-appaltatrici non svolgono il servizio sostenendo che sono in credito di pagamenti da parte di AMIU, altre sono inattive perchè non intendono assumere i dipendenti della precedente cooperativa che ha perso la gara. La discarica di Scarpino - da anni fuori norma - è stata di fatto chiusa a seguito dell'iniziativa congiunta della magistratura e della Provincia sicchè i rifiuti vengono avviati fuori Regione con costi aggiuntivi per AMIU e, di converso, per il Comune ed i cittadini genovesi. L'impianto della Volpara che ha sempre svolto funzione di polmone e processo dei rifiuti da avviare in discarica a Scarpino è al colasso e non riceve più rifiuti. La conseguenza di tutto ciò è una città con i rifiuti abbandonati per le strade e la surreale richiesta del Direttore generale dell'AMIU che al quotidiano genovese "Il Secolo XIX" dichiara  "Chiedo ai cittadini di portare pazienza, perché l’azienda è stata travolta da troppe situazioni. E rivolgo a tutti un altro appello: se trovate i bidoni pieni, tenetevi a casa i rifiuti. Plastica, carta. Quelli che non puzzano, diciamo». Per quanti giorni? «Diciamo per le Feste".
Nessuno dice che la responsabilità di tutto questo è costituita dall'inerzia del Comune di Genova - supportato adeguatamente dall'inerzia della Regione Liguria - che per anni si è trastullato su come risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti senza approdare ad alcuna decisione significativa.
Adesso i nodi sono giunti al pettine nel silenzio sepolcrale del Sindaco Doria e delle forze politiche (PD e SEL) che reggono la sua Giunta.
Intanto: 
  • il target della raccolta differenziata non è stato raggiunto e, sulla base delle attuali percentuali, il traguardo è ben distante nel tempo;
  • il piano industriale predisposto dall'attuale dirigenza AMIU è un panicello caldo che non risolve alcuno dei problemi;
  • l'ipotesi di privatizzazione, sia pure parziale, dell'AMIU è del tutto irrealistica stante la situazione in cui versa l'azienda e che tiene lontano gli investimenti di privati.
Si attendono notizie da Palazzo Tursi e si invitano gli elettori a ricordarsi di tuttò ciò - sommandolo agli altri danni che l'amministrazione PD (più cespugli vari) ha recato in questi lustri alla città - al momento delle elezioni.

lunedì 24 novembre 2014

IL 17,79% degli elettori sceglie il Presidente dell'Emilia Romagna

E così Stefano Bonaccini, inossidabile pubblico amministratore della scuderia del PD che non risulta - stando alla scheda depositato in Regione - abbia mai svolto alcuna attività lavorativa, è stato eletto Presidente della Regione Emilia Romagna.

Si deve stare attenti a valutare solo le percentuali dei voti ottenuti: 49,05 % per Bonaccini e 44,52% il PD.
Questi dati non tengono conto del quadro reale del risultato delle votazioni.
Infatti solo il 17,79 % degli elettori regionali ha espresso il suo voto a favore del Bonaccini:  3.460.402 elettori, solo 615.723 lo hanno votato. In concreto siamo in presenza di un Presidente che basa la sua "cadrega" su meno di 1/5 della popolazione.

Non solo, il PD ha raccimolato solo 535.104 voti, pari al 15,46% dell'elettorato.

Se poi si esamina il voto provincia per provincia si scopre che il alcune di esse il dato è molto inferiore in termine di voti e di percentuali.

Mi pare ci sia poco da rallegrarsi per questo risultato che, pur confermando il PD quale primo partito dell'Emilia-Romagna, dimostra quanto l'elettorato della Ditta abbia disertato le urne e sia scarsamente in sintonia con la dirigenza del Partito. Certo ci sono stati gli scandali dei consiglieri regionali, la condanna del Presidente uscente (causa prima dell'elezione anticipata), però tutto questo non basta a giustificare un risultato del genere. 

Ne basta la considerazione della scarsa affluenza alle urne - 39,49% dei votanti. Chè, anzi, costituisce un ulteriore motivo negativo per la tenuta del PD in queste terre.

giovedì 23 ottobre 2014

VIRTU' TAUMATURGICHE PER GENOVA

Torno volentieri sull'argomento dell'"affresco", predisposto dall'architetto e senatore a vita Renzo Piano per ridisegnare il waterfront di levante del porto di Genova, grazie all'intervento di un altro architetto che a Genova ha lasciato l'impronta importante del recupero di Palazzo Ducale: Giovanni Spalla.
I dubbi e le perplessità che avevo enunciato nel mio blog dello scorso 4 ottobre, trovano una puntuale evidenziazione - ovviamente più strutturata e documentata delle mie argomentazione - in quanto scritto nell'intervento di Giovanni Spalla su "IL SECOLO XIX" di mercoledì 22 ottobre 2014.


Riporto l'articolo cui - al momento - nessuno di coloro che sono stati chiamati in causa ha commentato. 


Mi pare importante che un big dell'architettura - le cui convinzioni di sinistra non sono mai state discusse - esprima la sua motivata contrarietà verso un progetto così definito "L'idea nasce morta, frutto di un sogno infantile anche se fatto da vecchi!" e chiami in causa la cosidetta Triplice Alleanza Doria-Merlo-Burlando  che considera questo progetto di Piano un intervento taumaturgico per lo sviluppo di Genova, a fronte della loro dimostrata incapacità a risolvere i problemi di cui soffre da decenni la città.


Leggere che questo progetto non convince dal punto di vista urbanistico, idraulico, economico e procedimentale fa un certo effetto perchè la critica non proviene dai soliti "comitati contrari a tutto" o dai cosidetti "poteri forti ...ed occulti" genovesi. 



domenica 19 ottobre 2014

TI AUMENTO LE TASSE REGIONALI

Pare che il Governo sia intenzionato a diminuire l'entità dei trasferimenti alle Regioni ed Enti Locali. 

La risposta, corale, dei Presidenti delle Regioni - ma è da credere che analogo ragionamento stai maturando da parte dei Sindaci - è quella di procedere all'aumento dei tributi regionali, sì da compensare i tagli governativi ed evitare di ridurre il livello quali-quantitativo dei servizi sanitari e sociali per i propri concittadini.

Va da sè che un provvedimento del genere vanificherebbe lo sforzo governativo teso a ridurre il carico fiscale sui cittadini.

Ma questi Presidenti non hanno proprio alcun ritegno, sono dei senza vergogna: la cronaca di questi ultimi anni gronda delle spese pazze effettuate con i soldi dei contribuenti da parte dei Consiglieri regionali grazie a Leggi regionali ad hoc, per non parlare dello sperpero negli acquisti di beni e servizi, degli emolumenti per la dirigenza regionale, per il numero elevato di dirigenti rispetto al personale dipendente e mansioni espletate e l'elenco può continuare.

La sola Regione Liguria trarrebbe un sicuro vantaggio risparmio:
  • diminuendo il numero delle ASL da 5 ad un'unica ASL regionale;
  • realizzando una sola Azienda di Trasporto regionale, giacchè la tanto decantata Agenzia regionale è un pannicello caldo che non comporta alcun risparmio;
  • diminuzione delle posizioni dirigenziali;
  • eliminazione totale dei contributi economici ai Gruppi Regionali;
  • revisione delle agenzie pubbliche per l'impiego (cui corrispondono corrispettivi di finanziamento).
Altro che revisione dei tickets sanitari o diminuzione delle prestazioni socio-sanitarie.

venerdì 17 ottobre 2014

BURLANDO, PD E LA LIGURIA. PER NON DIMENTICARE

Un articolo di Ferruccio Sansa pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/17/burlando-cosi-in-trentanni-ha-distrutto-la-liguria/1159063/) ripercorre la presenza di Claudio Burlando in Liguria e ne sottolinea i danni causati da tale presenza (forse ha dimenticato la vergogna del sottopasso di Caricamento).

Ma il problema non è la presenza di Burlando (lui è un abile direttore d'orchestra), bensì il sistema di potere del PD (in massima parte costruito con la presenza di persone ex-PCI) che tutto controlla e gestisce in questa povera Liguria.

Rammentare il film "Le mani sulla città" è andare vicino alla realtà del problema ligure. 

Nella sua azione questo sistema di potere è riuscito a spappolare qualsiasi tipo di opposizione sicchè le prossime elezioni, salvo un terremoto elettorale, saranno una pura formalità per confermare lo strapotere del PD.

domenica 12 ottobre 2014

ALLUVIONE? COLPA DEL BAJON

Alluvione di Genova 2014. Per chi ha amministrato Genova (e mi limito a parlare di Genova, anche se tante altre località della Provincia sono state colpite dal fenomeno alluvionale) la colpa è sempre di qualcun altro: della giustizia amministrativa, della mancanza di risorse, degli ambientalisti che creavano problemi (ma non facevano parte essenziale della maggioranza?), di chi non li aveva avvisati per tempo. 

Mai la responsabilità appartiene ai vari Burlando (ora Presidente della Regione, ma già sindaco di Genova),Montaldo (ore vicepresidente regionale ed assessore alla sanità, ma per anni assessore a Genova), Doria (sindaco di Genova e Presidente Città Metropolitana), Paita (assessore regionale alla Protezione civile e probabile candidato Presidente Regione Liguria).

C'è un "fil rouge" che lega questi irresponsabili: sono tutti espressione della sinistra che ha governato Genova e la Liguria negli ultimi vent'anni (almeno....); tre del PD (ma del filone PCI) che ha egemonizzato tutto e tende a riciclarsi come "renziano" per le prossime elezioni regionali; un PD che ha gestito tutte le scelte urbanistiche con mano ferrea.
Una correità che chiama in causa anche i parlamentari genovesi del PD Lorenzo Basso e Marco Tullo (l'uno ex-consigliere regionale e l'altro ex-assessore comunale di Genova) entrambi rimasti sinora silenti sulle vicende dell'alluvione; perlomeno la Pinotti era sul pezzo già dal primo momento come Ministro della Difesa. 

Ma alla fin fine che importa se anche questa volta c'è scappato il morto, i danni sono ingentissimi - in una città già piegata dalla cattiva amministrazione edalla recessione economica - e resta solo il fango da spalare.

E' SEMPRE COLPA DEL BAJON!

sabato 4 ottobre 2014

L'ARTE DELL'AFFRESCO SI CHIAMA PIANO

Periodicamente da "Punta Nave" in quel di Vesima, all'estremo ponente di Genova, scende in città un nuovo progetto per il waterfront del porto di Genova. 

Si chiama sempre "affresco", ma è sempre lo stesso che viene rivisitato e presentato come la panacea dei problemi urbanistici e portuali agli amministratori genovesi che si dilettano ad andare "per farfalle" anzicchè amministrare con realismo il territorio genovese. 

Regione Liguria, Comune, Autorità Portuale (accomunate dall'essere espressione univoca del PD), scoordinate - da sempre - nelle loro attività amministrativa e distratte rispetto agli atti amministrativi in essere od in corso, si innamorano ciclicamente dei sogni dell'architetto Renzo Piano. 

Peccato che la professionalità del nostro "senatore a vita" trovi riscontro in realizzazioni che onorano il nostro Paese all'estero, realizzazioni che sono sempre precedute dalla disponibilità economiche perchè i progetti si traducano in opere; mentre - salvo alcuni casi - a Genova restano sogni perchè gli Enti pubblici non dispongono di risorse per dar corso ai numerosi "affreschi" predisposti da Renzo Piano.

Basta guardare le immagini dell'affresco per comprendere come le opere immaginate

  1. comportino uno sforzo economico-finanziario pressocché impossibile con lo stato delle disponibilità attuali e future;
  2. resteranno tali per decenni e, nel frattempo, diventeranno obsolete perchè saranno cambiate le esigenze del porto e della città;
  3. non tengano conto di altre ipotesi di lavoro, quali il tunnel sub-portuale o la costruzione di un nuovo bacino di carennaggio.
Sembra che la logica che ispira questi amministratori del PD (Burlando, Doria, Merlo) sia quella di inseguire dei sogni, non di realizzare il possibile - in tempi certi - con le risorse di cui si dispone.

Al prossimo "affresco"..........