La calda
estate di quest’anno sarà ricordata sia per gli incendi che divampano ovunque (complice la siccità e l’insipienza
umana) e riducono in cenere ettari di
terreno distruggendo parte dell’economia agro-silvestre della nostra Italia, sia
per le difficoltà a mantenere salda l’occupazione e assicurarla a chi ne è
privo.
Non si fa in
tempo a tamponare una falla che subito se ne apre un’altra.
Dopo mesi di
estenuanti trattative non è stato raggiunto alcun accordo tra Ericsson, le
organizzazioni sindacali e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali
sicché – così recita un freddo comunicato aziendale -: “Come previsto dalla normativa vigente, il piano di riduzione del
personale, che coinvolge 354 persone, dovrà essere completato nell’arco di 120
giorni. Tale decisione risponde alla necessità di incrementare l’efficienza e
di adeguare le operazioni ai volumi di business per restare competitivi e
garantire profittabilità. Ericsson conferma inoltre il proprio impegno in
Italia, dove è presente dal 1918, oggi con circa 3800 dipendenti”.
Così nella
tarda serata di venerdì 21 luglio, Ericsson ha iniziato a inviare le email di
licenziamento che, per il polo genovese, riguarda 61 dipendenti. 61 famiglie che
non fruiranno di alcun ammortizzatore sociale, stante l’asserita impossibilità
– condivisa dal Governo – di accedere alla cassa integrazione da parte
dell’azienda, nonostante la disponibilità manifestata dalla Regione Liguria e
dalle altre Regioni interessate alla vertenza di contribuire a una soluzione
meno traumatica del licenziamento tout court.
Immediate le
reazioni di Toti e Rixi, rispettivamente Presidente e Assessore allo Sviluppo
Economico della Liguria: “Al più presto
- spiegano - torneremo a convocare le
delegazioni sindacali per analizzare la situazione e cercare insieme misure che
possano mitigare l'effetto di questa nefasta decisione”, stigmatizzando
l'atteggiamento di Ericsson, che anche questa volta ha rifiutato ogni confronto
e anche ogni possibile intervento pubblico a sostegno dell'occupazione e dello
sviluppo economico della Liguria.
Mentre il
sindaco Bucci ha rinnovato l'impegno dell'Amministrazione comunale, per quanto
possa essere di propria competenza, a cercare soluzioni che possano
salvaguardare il futuro dei lavoratori, collaborando con la Regione Liguria e i
sindacati.
La vicenda
Ericsson è solo l’ultima di una catena ininterrotta di aziende che riducono il personale,
ma ricevono poco o nulla visibilità da parte dei mass-media, sia per le
dimensioni aziendali, sia per il numero delle persone licenziate. E’ uno
stillicidio continuo e drammatico che comprende le aziende, spesso ad alto
contenuto tecnologico, che trasferiscono la produzione in Paesi a basso costo
di mano d’opera mantenendo nel nostro Paese il solo centro direzionale.
La mancanza
di lavoro tocca in maniera pesante, anche se avviene senza grande rilievo, i
professionisti, gli artigiani e i commercianti che subiscono le immediate
conseguenze dalla riduzione di personale delle piccole, medie e grandi aziende.
Insomma è un
impoverimento progressivo che aggredisce la società italiana nel suo complesso.
Ovviamente
sono tutte giuste, tutte condivisibili - anzi da coadiuvare con un deciso
sostegno della pubblica opinione - le azioni poste in essere dalle Regioni e
dai Comuni interessati da queste vicende.
Tuttavia,
non si può che rilevare come siano, ormai (e ahimè) spuntati e privi di effetti
concreti gli interventi degli Enti Pubblici nei confronti delle multinazionali,
delle aziende che hanno il loro centro direzionale (o la proprietà) all’estero
o – ancor peggio – la cui proprietà si trovi nella disponibilità di fondi
economici.
Si
deve riconoscere come le Istituzioni – e financo le Organizzazioni Sindacali -
dispongano, al momento, di "armi" spuntate o obsolete per
fronteggiare il "potere" di organismi che non hanno alcuna voglia o
interesse a confrontarsi.
Prima
ce ne rendiamo conto, tanto prima si potranno ricercare nuovi strumenti di
confronto a tutela del lavoro e dell’occupazione.




